Mentre il mondo gira

Mentre il mondo gira, qualcuno prepara il pranzo o la cena. In quello stesso momento, da qualche altra parte, una donna corre per prendere il bus, mentre un uomo, in un paesino dall’altra parte del mondo, scende lentamente le scale.
Mentre il mondo gira, un uomo si ricuce il bottone della camicia, un sommozzatore studia qualche specie marina e un bambino gioca con il suo animale domestico, lì dove da lui, sono le h 14:00 del pomeriggio.
Mentre il mondo gira qualcuno si fuma una sigaretta, un ape si posa su un fiore, qualcuno muore e qualche d’un atro nasce, mentre un pesce, nuota negli abissi dell’oceano.
Mentre il mondo gira la temperatura da un posto all’altro del pianeta varia, il vento soffia a diversi km/h, qualcuno aspetta un treno, qualcuno lo ha perso, qualcuno è riuscito a prenderlo.
Mentre il mondo gira qualcuno dorme, qualcuno passeggia in giardino o in un parco, sotto il sole, tra la nebbia o la pioggia.
Mentre il mondo gira, qualcuno da qualche parte osserva il cielo stellato e l’aurora boreale. Nello stesso istante, da qualche altra parte del mondo, qualcuno inquina l’ambiente, una donna legge un libro su un prato e un bambino guarda il cielo, da dove piovono le bombe.
Mentre il mondo gira, qualcuno suona il pianoforte o un altro strumento musicale, mentre qualcuno aspetta una lettera, un bacio, beve un caffè al bar e osserva i passanti.
Mentre il mondo gira, qualcuno per strada spera di non essere più invisibile, mentre le galassie ci sovrastano e il tempo, a quanto pare, non esiste, poiché quando finisce da qualche parte una maratona, dall’altra parte, si appresta a re iniziare.

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Siamo una macabra barzelletta sbiadita.

Abbiamo l’ossessione di controllare qualsiasi cosa ci circondi, persino il tempo. Abbiamo inventato gli orologi illudendoci di poterlo controllare. La mania ossessiva di sapere che ore sono, quanti minuti sono passati e così i giorni, i mesi, gli anni. Maledizione, gli abbiamo persino dato un nome ai giorni e li aspettiamo. Aspettiamo quel determinato giorno per fare qualcosa di particolare e aspettiamo il giorno che qualcosa, nella nostra patetica esistenza accada. Quel qualcosa che ci faccia dire: ” questo è il giorno più bello della mia vita”. Aspettiamo i giorni e scandiamo il tempo, così come aspettiamo le persone.
Siamo malati di ricordi, malati di emozioni, di passioni, malati del controllo.
Cerchiamo il senso della vita, quel qualcosa che dia un senso alla nostra esistenza. Ci diciamo che il senso della vita e della felicità stà nelle più piccole cose.
Se così fosse, non capisco perché per strada vedo tanti visi provati e assenti, non capisco perché allora si ricerchi quel senso delle cose che probabilmente non esiste.
Siamo una macabra barzelletta sbiadita.


Io preferisco aggrapparmi alle illusioni e ai sogni

La gente, si aggrappa sempre a qualcosa in cui credere per colmare il vuoto che ha dentro. Non ho mai creduto alla cazzata del Dio misericordioso, che ci concede il libero arbitrio e si fa i cazzi suoi. La gente, ha voluto Dio misericordioso perché era stanca di essere governata dai tiranni, perché ha sempre amato la libertà. Ogni essere vivente è libero di credere in ciò che vuole, ma io, penso che il vuoto non si possa colmare credendo in un Dio assente… il vuoto dell’anima e dell’esistenza, si colma solo con l’amore.


Castore e Polluce

Castore era il giorno, Polluce era la notte. I due se pur distanti erano amanti. Castore morì e le tenebre di Polluce scesero sulla terra. Neanche il suo sostituto Apollo, riuscì a placare quelle tenebre, tanto che si ritrovò sconfitto. Le lacrime di Polluce irrigarono campi, crearono nuovi laghi e nuovi ruscelli. Ma la notte prolungata e il gelo che era sceso sulla terra, impedivano alla vita di formarsi nuovamente. I giorni passavano e Polluce, sempre più in preda al dolore, impazzì. Ella scese sulla terra e il buio divenne ancora più avvolgente. Cercava Castore in ogni angolo del pianeta, ma invano poiché l’ anima del suo amato era ormai tra le braccia dell’ Ade. Un giorno arrivò sulle pendici di una scogliera, il mare era scuro e in tempesta. Si intravedeva solo la bianca spuma, che si formava, quando le onde si schiantavano sui lisci scogli. Polluce, si lasciò cadere nel vuoto. Lo schianto che il suo corpo fece a contatto con acqua e scogli, creò una voragine profondissima in tutto il mare, formando un tetro e minaccioso abisso. Dal suo sangue, nacquero tanti piccoli pesci, i frammenti delle sue ossa crearono i coralli e i suoi capelli crearono banchi di nere alghe. Intanto, i lamenti di Castore nell’ Ade e il dolore di Polluce in Terra, impietosirono Persefone, che chiese al suo coniuge di trasformare Castore in una stella e rimandarlo in cielo insieme a Polluce. La notizia della morte di Polluce, arrivò presto negli inferi, ma i due, sarebbero stati comunque distanti anche in quel regno, poiché il giorno e la notte, non sarebbero mai potuti essere legati l’uno all’altra, come unica entità, neanche nella morte. I coniugi dell’ Ade, impietositi, aspettarono l’arrivo di Polluce e riunite le due anime, le trasformarono in stelle. Con l’ aiuto di Selene li spedirono in cielo, dove sarebbero stati uniti, fino alla morte dell’ Universo.


Tu, noi, loro, apparire, non apparire. Scegliere di essere o scegliere semplicemente, quello che gli altri vogliono che tu sia. Sembra che alle volte, ci dimentichiamo che non è la vita a viverci, ma, siamo noi a vivere la vita. Che ci lascino scorrere con essa e col tempo… che ci lascino vivere.


Non mi serviva altro… non ci serviva altro

A quel tempo la vita era come una tenera e dolce gelatina ai frutti di bosco; eravamo felici, non navigavamo nell’oro, ma eravamo felici. I pomeriggi si consumavano tra Apple Martini, gelato e sigarette, mentre continuavamo a scrivere, giorno dopo giorno, la favola della nostra giovinezza, senza troppe pretese, senza chiedere niente. Riuscivamo a cogliere dalla vita quello che c’era da cogliere, anche se, alle volte, ci ritrovavamo con lo stringere tra le mani, un misero pugno di erbacce; che fossero ortiche, che fossero fiori, alla fine, non ci importava, poichè ci sfamavamo di sole passioni, sogni, speranze e l’affetto che riuscivamo a trasmetterci. Potevamo percepire le energie che ci scorrevano nelle vene, il cuore era come un tamburo, il più bello strumento a percussione che un umano possa contenere dentro di se, e pure, sapevamo che stavamo perdendo qualche cosa, che avremmo perso qualche cosa; prima o poi, sapevamo che quel tutto e quel niente, non sarebbe durato per sempre, ma, riuscivamo comunque ad afferrare quella mancanza, affinchè diventasse gioia e desiderio di vita. Ma, tutto quello che avevamo costruito in quel breve tempo, era vero? Sarebbe bastato? Sarebbe restato? Cosa sarebbe rimasto? Noi, gli altri, il mondo circostante… era vero o era il solito paradosso? Era vero o era solo il frutto della nostra fantasia? Era vero? Lo sarebbe mai stato? Penso che in fondo, non ci importasse, a noi piaceva così, a me, piaceva così com’era. Ogniuno era piombato nella vita dell’altro all’improvviso, ci è piaciuto… non ci serviva altro, non mi serviva altro.


Per non farci del male

Quegli occhi penetrarono dentro i miei in un secondo… rimasi senza fiato, per un attimo, il mio cuore di vetro sobbalzò e allo stesso tempo smise di battere.
Il mondo circostante si sgretolò, mi sentivo nuda e fragile di fronte a essi e pure sapevo che quell’attimo di platonica dolcezza non sarebbe durato a lungo.
Mi soffermai a pregustarlo, nuotando nel fango della mia gioia e solitudine… dimenticai per un momento i miei sogni infranti, dimenticai i mie sogni inafferrabili e pure così vicini.
Mi sentivo una piccola formica in mezzo al quell’ oceano di apparente poesia.
Ma, come tutti i sogni, che come onde si infrangono su uno scoglio, così si ritrovò il mio cuore.
Lo rinchiusi, per l’ennesima volta, nella mia piccola gabbia fatta di argento e lacrime essicate al sole, lo rinchiusi li, così piccolo e fragile.
Quella notte, piansi lacrime amare, abbracciata alla mia  costante solitudine, mentre i fantasmi del passato e del presente, bussavano insistentemente alla mia porta.
Mi abbracciai nuovamente alla solitudine, perchè sostanzialmente, era lei, la mia amica che non mi avrebbe mai lasciata… in fondo, per un sognatore questa è la normale routine… in fondo, per un sognatore, l’amore è solamente una piccola ombra, un desiderio irrealizzabile. Nessuno potrebbe amare un sognatore, nessuno potrebbe mai capirlo… intanto il cuore diventa fragile e freddo giorno dopo giorno… si sgretolava lentamente…. e il mondo diventava sempre più una prigione, una favola irrealizzabile e disorientante.
Tutto tace…. tutto, stranamente tace, mentre le foglie cadono e il tempo mi scivolava addosso, il mondo si capovolgeva… mi rifugiavo nei miei cantucci e la mia giovane età diventava vecchiaia con lo scoccare dei minuti e dei secondi… maledetto sia il tempo, maledetta sia, la mia natura di sognatore.